frecce kyudo padova

Le origini

Una antica tradizione di arcieri che nasce nel solco dei samurai e si tramanda intatta fino ai giorni nostri. Questo è il tiro con l’arco giapponese: il “Kyudo”. KYUDO: Kyu vuol dire arco, Do vuol dire Via. Significa "La Via dell'arco". La pratica richiede applicazione e sensibilità, pazienza e forza di volontà. Cercare di migliorare, soprattutto da certi livelli è sempre più difficile, ma in questo sforzo, in questa tenacia in questa tensione al superamento dei propri limiti risiede l’insegnamento dell’arco giapponese. Gesti scanditi, misurati, efficaci. Una grande saldezza interiore. La mente sgombra da pensieri e concentrato sul bersaglio. La perfezione del movimento di un grande maestro: Genshiro Inagaki. Inizialmente, quattro secoli fa in Giappone, la tecnica dell'arco era chiamata kyujutsu. Quando, con l'avvento delle armi da fuoco non si combatté più con l'arco in battaglia, molti continuarono a mantenere viva ed integra la tecnica che con il tempo venne chiamata anche kyudo, l'Arte del tiro con l'arco giapponese. La scuola di kyudo Heki è stata insegnata in Europa dal grande Maestro Inagaki Genshiro Yoshimichi (9° Dan Hanshi). Il Maestro Inagaki Genshiro, caposcuola della Heki Insai ha ricevuto l'incarico ufficiale dall'imperatore Hirohito di insegnarlo in una specifica facoltà di kyudo delle Università giapponesi di Tsukuba e Waseda. Per tantissimi anni il Maestro Inagaki è venuto anche in Europa (Germania, Finlandia, Italia) per insegnare il kyudo della scuola Heki a centinaia di arcieri europei. Nel 1995, con la sua morte, ci ha lasciato. I suoi insegnamenti continueranno a mantenere vivo lo spirito dell’arco giapponese, ben radicati nella scuola Heki di cui è stato un grande caposcuola indimenticabile. Il patrimonio dell’arco giapponese è tutto qui: mirando al bersaglio si può migliorare se stessi! La Filosofia ed Etica Cosa ci si può aspettare dalla pratica del Kyudo Vorrei illustrare alcuni punti interessanti sulla pratica del Kyudo, il tiro con l’arco giapponese. In particolare su ciò che riguarda le motivazioni che possono giustificarne l’apprendimento. E’rivolto anche a persone non più giovanissime che, sentendo parlar bene del kyudo ne sono interessate e si chiedono se può essere utile per loro provare a farne l’esperienza. Il kyudo è una Via che si può definire una filosofia. E’ nato come arte marziale e si chiamava kyu-jutsu ed era usato principalmente come arte guerriera in battaglia. In contemporanea si esprimeva anche nella forma della cerimonia che è stata enfatizzata in vari modi nei secoli e tradizioni che si sono avvicendate. Ora è praticato come disciplina che agisce in armonia tra mente e corpo. Una pratica salutare ed una ricerca interiore. Quale rapporto c’è ora tra la persona che la pratica e l’Arte, La Via del Kyudo? Il kyudo è un’arte che necessita di una pratica intensa, senza questo impegno diventa utopia ottenere qualcosa di concreto, si ottiene solo forma esteriore, facilmente imitabile. Ha nel suo interno una quantità infinita di regole da rispettare. Più si affina la propria capacità e sensibilità e più si troveranno elementi che possono migliorare sempre più la nostra bravura e la nostra soddisfazione. Non c’è limite al miglioramento personale raggiungibile. La scuola Heki, che pratichiamo noi a Padova ed in altri Gruppi italiani, ha un suo unico canone di regole tecniche e spirituali che non ammette deroghe a nessun livello, rinunciare a queste si sminuisce il significato dell’arte. Proviene da oltre quattro secoli di storia vissuta sui campi di battaglia direttamente e senza soluzione di continuità fino a noi; è una scuola vera di guerra che veniva insegnata ai samurai arcieri dello Shogun Tokugawa. Ora queste regole vengono apprese gradualmente durante l’insegnamento. E’ come costruire lentamente e con metodo un modello mentale che agisce sul corpo e sullo spirito che contempla il miglioramento continuo del praticante. Non sono cose difficili da imparare, ma bisogna abituarsi ad essere meticolosi e, lentamente, tutto viene assimilato con la pazienza. Chiunque lo può praticare, ma non è un’arte adatta per chi si concede due pesi e due misure nel comportamento e vive in modo superficiale la sua vita. Serve dedicargli molto tempo, molta pazienza e tanta passione. Non è proprio per tutti l’autodisciplina che è necessaria ed indispensabile. Ma il tempo dedicato al kyudo in realtà lo dedichiamo a noi stessi per migliorarci e la motivazione mi pare che giustifichi ampiamente tale impegno. Non è una cosa superficiale, come un corso in 10 lezioni e così via; il massimo è …. sufficiente. Chi pensa che si possa fare con comodo lasci perdere, dedichi il suo tempo a cose più tranquille, studiare il proprio animo è una cosa tremenda se fatta con il cuore, ma il risultato ripagherà ampiamente i sacrifici dedicati all’Arte. Si pensa spesso che, essendo il Kyudo un’arte marziale, non abbia a che vedere con chi invece cerca solo la tranquillità e la pace, ebbene non c’è nulla di più sbagliato. Il nostro amato Maestro Inagaki Genshiro (caposcuola della Heki To Ryu) un giorno ha detto “ ... il kyudo non è fatto per chi cerca emozioni forti, ma per chi cerca veramente la Pace”. Ebbene chi si cimenta avendo a disposizione solo la sua buona volontà e una buona dose di umiltà ha tutto ciò che gli serve per iniziare la pratica. Non è necessario essere robusti, giovani, grandi, forti, ... fare del proprio meglio porta senz’altro a grandi risultati. E’ con la volontà sincera che si alimenta il kyudo. Tutto ciò che ha a che fare con l’arciere deve essere proporzionato, nell’insegnamento alle sue possibilità e capacità fisiche e mentali, come costruire un “vestito su misura” nulla di più. Ad ognuno il bagaglio adatto, come impegno, energie, capacità e attitudine. Non richiede altro che passione e amore per l’arte, tutto il resto verrà da sé come una pianta che con la pazienza ed il tempo darà i suoi frutti che matureranno un po’ per volta fino a naturale compimento. Bisognerà prendere confidenza con il diverso modo di comportarsi nel luogo dove si pratica, dove tutto deve essere orientato al rispetto dell’ambiente, delle cose, delle persone. La scuola è depositaria di insegnamenti che sono pervenuti intatti fino a noi, trasmessi da Maestro a Maestro per secoli. Abbiamo l’onore ed il dovere di conservarne il vigore e viverli nella nostra pratica quotidiana dentro e fuori del dojo. Il kyudo richiede volontà, pazienza, modestia, umiltà, cedevolezza, sensibilità e animo semplice. Il fatto di applicare gli insegnamenti, facendoli nostri, ci porterà piano piano a prendere conoscenza di molte cose. Avremo occasione di notare come la nostra sensibilità, continuamente sollecitata dalla pratica regolare e diligente, venga sempre più incentivata e motivata. La ricerca umile e perseverante del miglioramento continuo produrrà in noi un cambiamento del nostro modo di vedere le cose. Ci renderà involontariamente più sensibili. “Aumentando la sensibilità percepiremo meglio le cose e percependo meglio le cose potremo godere maggiormente della vita” (Inagaki Genshiro Yoshimichi) e questo, sappiamo tutti, è uno dei grandi risultati che possiamo ambire come obbiettivo. Non bisogna però avere fretta, quest’arte può essere appresa solo se pensiamo solamente a fare un passo dopo l’altro con calma e consapevolezza seguendo i corretti insegnamenti ricevuti. Se ricerchiamo avidamente qualcosa non la raggiungeremo mai, mancherà il metodo e l’attenzione necessaria. Questo è veramente il difficile del kyudo: accettare di fare le cose con metodo e precisione senza fretta. Bisogna essere sempre presenti con la mente ed il corpo; solamente “QUI ed ORA”. Avremo occasione, praticando con regolarità, di prendere coscienza di nuove sensazioni che provengono dal corpo durante il tiro con l’arco e rivelare le nostre debolezze, la nostra vitalità. Potremmo scoprire che possiamo fare di più di quello che pensavamo, attivare nuove energie sconosciute, incrementare la volontà. Riprendere possesso del nostro corpo è un grande risultato, ma ci vuole umiltà e impegno continuo: una vetta non la si può scalare di corsa, richiede un passo preciso, calmo, una attenzione viva e costante e nulla deve essere lasciato al caso. Questo è la vera difficoltà: agire sempre con consapevolezza. Praticando il kyudo potremo apprezzare e godere questo beneficio impagabile oltre che incrementare anche l’amicizia che può svilupparsi tra persone che hanno in comune il desiderio di vivere in armonia con tutti. La pratica del kyudo fa bene alla salute, tonifica il corpo ravvivando movimenti e fasce muscolari che normalmente non si usano nelle normali attività. Esternamente sembra una cosa statica, ma il tiro vero e corretto impiega tutto il corpo, dalle dita dei piedi alla punta dei capelli per sviluppare la tecnica corretta al massimo delle nostre possibilità. Più uno è bravo e meno si vede dall’esterno il grande impegno profuso, nulla deve palesare a chi guarda. Bisogna “tirare con tutto il corpo” non lasciare scappare la corda con le dita, chiedere solo il massimo da sé stessi. La pratica ve lo confermerà senza dubbio appena si proverà ad aprire un arco. Tirare con l’arco attiva ed impegna, secondo i fisiologi, una grande parte del cervello e aiuta a farlo rimanere più efficiente anche in età avanzata (il nostro Maestro ha praticato attivamente e con estrema efficacia fino alla morte avvenuta in tarda età). Ma non è finita qui. Man mano che si svilupperà la vostra personale capacità avrete modo di constatare che la mente ha una grandissima rilevanza nel tiro. Il cervello si inserisce prepotentemente nel sistema di comando del tiro e questo vi farà prendere coscienza del rapporto tra la vostra mente ed il vostro corpo con i conflitti che ne derivano. Potrete prendere visione di quanto distanti siamo realmente tra quello che vorremmo fare e quello che realmente riusciamo a fare. In questo rapporto tra “mente e corpo” si trova il più grande dilemma dell’uomo. Potremo mettere a nudo le nostre vere capacità, i nostri limiti, le incertezze ed i dubbi. La pratica fa riflettere su noi stessi e sulle nostre reazioni facendoci scoprire lati sconosciuti del nostro carattere, della nostra personalità, forgiandolo nuovamente. Diventa un esame introspettivo che si fa senza accorgersene e l’impegno di superarli ci farà progredire nella tecnica e nello spirito rendendoci migliori. Prendere visione di queste cose è come vedere la nostra anima con i nostri occhi umani e misurarla nei risultati: il Kyudo ci mostra implacabilmente i nostri limiti, ma ci può dare l’opportunità di spostarli più in là, migliorarci ed infine accettare il fine delle cose con semplicità. Provando a praticare il kyudo si scoperchia il concetto di “Tecnica e Spirito” sul quale sono stati versati fiumi di parole, ma poche volte ne è stato reso il vero e profondo significato. Con il nostro amico arco e la freccia potremo toccare veramente e fisicamente questo fenomeno e vederlo in tutta la sua magnificenza. Il Kyudo è una medicina che va diretta nella mente senza “effetti collaterali” lavora sulla volontà e sviluppa le qualità che forse non sapevamo di avere. Se praticata nel modo giusto, cambierà il nostro modo di vivere in maniera più consapevole. La cosa più difficile è … agire con semplicità. Quando aprirete l’arco egli richiederà da Voi che strizziate fuori tutta l’energia che avete in corpo e questo modo di fare, lentamente, diventerà il modo di vivere consueto che applicherete naturalmente in ogni gesto della vostra vita quotidiana. Questo è uno dei veri segreti del Kyudo: “Migliorando la tecnica e lo spirito, migliorerà l’arciere!” Franco Zanon Kyudo Club Takenoko - Padova, 23 maggio 2006

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