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Attrezzatura: per apprendere la tecnica della scuola HEKI

Il percorso propedeutico per l’apprendimento del tiro con l’arco giapponese della scuola Heki usufruisce dei consigli e degli insegnamenti dei Maestri della scuola adattati alle attuali circostanze e alle opportunità reali in relazione al nostro modo occidentale di fare le cose. Questo modo di apprendere è un insieme di regole antiche e suggerimenti attuali per progredire naturalmente avendo subito la piacevole sensazione di esercitarsi senza grandi difficoltà in una arte antica come il Kyudo, ma affascinante, che lo condurrà, se seguita con passione sincera, nell’inesauribile ricerca di miglioramento della tecnica, al miglioramento dell’arciere stesso e lo accompagnerà su questa strada per tutta la vita. attrezzatura tiro con l'arco giapponese Si elencano di seguito gli argomenti e passaggi in ordine di come sarà insegnato per ottenere un apprendimento senza eccessiva difficoltà e con soddisfazione. Si illustrerà cos’é il kyudo, cenni storici, quanti tipi di tiro ci sono nella nostra scuola, la differenza tra il tiro occidentale e quello Heki, come si sviluppa naturalmente l’apprendimento per gradi. Si insegneranno le fasi fondamentali del tiro in tutte le posizioni. Si insegneranno le priorità in assoluto: ottenere uno sgancio con il massimo della potenza, sicurezza e precisione. Si spiegheranno quali sono i mezzi principali per ottenere questo: Tsunomi e Tai No Warikomi e l’importanza della costruzione corretta del Tenouchi e quali vantaggi si possono ottenere. Si insegnerà a costruire il Tenouchi usando l’arco e un elastico particolare che simula lo sgancio.frecce tiro con l'arcoCi si metterà davanti ad un paglione o un battifreccia in posizione che la direzione del tiro sia comoda e non molto alta (il centro del paglione dovrebbe essere a circa 1 metro di altezza da terra e distante 2÷3 metri al massimo dall’arciere. L’istruttore mostrerà come muoversi nei vari passaggi e come si deve sganciare. Si apprenderà che il lavoro della sinistra e della destra devono essere simultanei: la sinistra torce l’arco sul posto, la destra invece fa due movimenti contemporaneamente: torce antiorario e si lancia all’indietro in un unico movimento complessivo. Per far comprendere come si sviluppa il tiro, con l’apertura completa dell’arco, bisogna aggiungere ed alternare anche la fase di lavoro con “l’elastico” che ha la funzione di simulare l’apertura e lo sgancio. Lo sgancio avviene nel modo mostrato dall’istruttore così si può simulare la fase finale completa del tiro. In questa fase bisogna insegnare le varie successive posizioni dopo Yugamae, i controlli, il lavoro, la durata dei passaggi e cosa fare fino allo sgancio. Questi esercizi devono essere fatti costantemente assieme al tiro al battifreccia per allenarsi al controllo, prima, e allo sgancio poi.
Archi, frecce, guanto e Makiwara
I materiali indispensabili alla pratica sono: arco (yumi), frecce (ya) e guanto (kake). L'abito che indossano gli arcieri è composto normalmente da una hakama (gonna pantalone), gi (giacca) e una cintura (obi). Usualmente l'hakama è di colore nero e il gi è bianco, ma possono essere anche di colore un diverso come il blu, comunque non di colori sgargianti. guanti tiro con l'arco giapponese Gli archi sono di diverse dimensioni e forza, proporzionati all'arciere. Ogni arciere usa un arco consigliato dal suo istruttore. Per il guanto, nella scuola Heki, si usa esclusivamente quello a tre dita. Completa l'attrezzatura il Makiwara (un rotolo di paglia di riso arrotolata) di diametri diversi. Ogni arciere usa delle frecce adatte alla sua apertura.
Lo Yumi: l’arco giapponese asimmetrico
Molte ipotesi sono sorte sulla sua forma, probabilmente ci si è arrivati lentamente con la pratica e l’esperienza non certo come risultato di una preventiva ricerca tecnologica, ma ora possiamo invece apprezzarne le caratteristiche raggiunte e confermare con una moderna analisi tecnico/scientifica le sue grandi qualità, sfruttate appieno nei secoli dai cacciatori e dai guerrieri. La forma asimmetrica dell’arco giapponese chiamato “yumi” risale a tempi remoti e non c’è la certezza della sua prima reale apparizione. La sua curvatura, quando è lasciato con la corda montata in posizione di riposo, sembra frutto di una pennellata dolce e sinuosa, come steli d’erba nei dipinti ad inchiostro cinesi. La sua forma particolare lo identifica chiaramente tra tutti gli archi conosciuti, meno invece lo si conosce per le sue reali qualità intrinseche. Proviamo ad elencarle: Il ramo superiore è più lungo di quello inferiore; perché la mano che lo impugna, viene posizionata verso il basso, in un punto preciso: spingendo questo ramo in avanti. Con la rotazione verticale del polso, si ottiene un notevole incremento di potenza (a parità di apertura). Il ramo inferiore cede un po’ perché nell’inclinazione torna verso di noi, ma il ramo superiore invece avanza molto di più guadagnando in potenza in ragione della sua maggiore lunghezza. archi La forma dei due flettenti è naturalmente diversa per adattarsi al lavoro diverso che ognuno dei due svolge. Lo spessore e le curve sono state studiate per distribuire lo sforzo equamente e per tenere spostata la corda dal centro teorico di ritorno verso l’impugnatura. Si ritiene che il ramo inferiore ritorni più velocemente di quello superiore e che il ramo superiore esegua nel suo ritorno un percorso particolare con una flessione trasversale che induce la freccia a scostarsi dal viso per poi ritornare dopo pochi cm a riflettersi in maniera opposta distaccando nella parte centrale la freccia dall’impugnatura durante il passaggio della freccia in prossimità della stessa. La freccia è sostenuta esternamente all’arco, all’opposto di quella occidentale dove si posa la freccia tra l’impugnatura e l’arciere. Questa situazione consente di utilizzare aste anche non perfettamente regolari in natura come il bambù che logicamente ha dei nodi che non lo rendono perfettamente uniforme. La freccia allo sgancio è sospesa nell’aria e quindi non riceve il disturbo, nel transito, da nessun punto di appoggio, cosa che nel tiro occidentale è sempre stato un problema importante. L'impugnatura è posizionata in uno dei due punti fermi dell’arco. Confrontando la forma dell’arco nella posizione di riposo e la posizione in apertura massima si può notare che l’arco ha due punti che restano fermi nello spazio (nella posizione in cui, con arco aperto e arco chiuso, le due sagome dell’arco si intersecano). Questi punti rimangono fermi durante il velocissimo ritorno dell’arco allo sgancio. Questo è uno dei motivi per cui si impugna l’arco proprio in questo punto. Se la posizione fosse diversa da questo punto preciso, ci sarebbe, allo sgancio, una vibrazione dovuta alla variazione di assetto mentre ritorna nella posizione di riposo. Questo è invece un problema nell’arco simmetrico occidentale dove, per ovviare a questo, si applicano dei bilancieri in prossimità dei due punti fissi simmetrici riducendo la vibrazione allo sgancio. Inoltre la corda, vista in proiezione sull’arco, risulta leggermente spostata verso destra rispetto al centro dell’impugnatura agevolando il percorso della freccia. Nell’arco occidentale è prevista una finestra per annullare la deviazione della freccia durante il ritorno della corda allo sgancio. L’apertura dell’arco avviene utilizzando il massimo della estensione utile delle braccia; cioè il braccio sinistro è disteso ed il gomito destro raggiunge la distanza maggiore possibile all’indietro sfruttando tutta l’energia disponibile dall’arciere in apertura senza rinunciare a nulla. Nel tiro occidentale, il braccio sinistro è disteso, ma il destro si ferma quando la corda arriva normalmente al viso o alla guancia, rimanendo con il braccio destro un po’ arretrato rispetto alla sua estensione massima all’indietro. Uno dei compiti dell’arciere che usa lo yumi è quello di utilizzare il massimo realizzabile dalla sua forza muscolare raggiungendo il massimo dell’apertura possibile e dalle qualità elastiche dell’arco. L’arciere che usa lo yumi tira utilizzando le energie di tutto il corpo. L’azione di uno sgancio corretto proviene dal centro del corpo, non solo con il lavoro delle braccia. Questo modo ampio di aprire l’arco richiede una freccia molto lunga. Questo aumenta anche il peso della freccia e l’efficacia in battaglia. La estensione dell’apertura si riflette anche sulla lunghezza della spinta che effettua la corda sulla freccia ed è molto importante per trasferire la potenza accumulata perché, proprio in questo brevissimo lasso di tempo, la tecnica della scuola Heki con lo yumi riesce ad aggiungere velocità e potenza supplementare a quella ottenibile con il solo ritorno della corda al rilascio. Nel tiro occidentale, dopo il rilascio, il tiro è terminato, mentre con lo yumi, dal rilascio in poi, si deve scatenare un effetto di torsione che incrementa considerevolmente la velocità e potenza fino a che la cocca non ha lasciato la corda veramente. Quindi otteniamo: più apertura, più potenza, più velocità e penetrazione della freccia. Ricordiamoci che principalmente lo yumi è un arco che era destinato a colpire forte, con efficacia e con precisione per la caccia e per la guerra, non era nato per divertimento o per piacere. Nella tecnica con lo yumi è importante colpire con una sufficiente costante precisione, ma in assoluto si doveva colpire forte e con la necessaria sicurezza un nemico o un animale selvaggio, con assoluta potenza (come per forare una corazza). Un altro elemento di pregio dello yumi è legato alla sua lunghezza. Infatti più la flessione è distribuita nella lunghezza e più ne viene restituita, allo sgancio, l’energia accumulata, aumentandone il rendimento in percentuale. Riassumendo: 1. Non vibrazioni con la mano posizionata sull’impugnatura non simmetrica.
2. Più potenza ottenuta torcendo, al momento dello sgancio, l’arco e la corda
3. Maggior lunghezza della corsa, nella spinta della corda, fino all’abbandono della corda.
4. Più allungo delle braccia sfruttando tutte le forze dell’arciere.
5. Freccia più lunga e con una maggiore energia perforante.
6. Più resa di potenza della flessione, accumulata dall’arco, essendo molto lungo.
7. Sfruttamento del paradosso per eliminare appoggi e contatti con armatura o viso.
8. Possibilità di usare frecce non perfette, come il bambù.
9. Nessun appoggio sulla freccia, quindi nessun disturbo di contatto nello sgancio.
10. Sfruttamento della naturale elasticità del bambù con la forma lamellare della sua sezione.
11. Impugnatura e tecnica più adatta alla mano, dove alla fine del lavoro l’arco gira nella mano senza vibrazioni al braccio (yugaeri).
12. Risposta progressiva dell’arco: a) dolce in apertura e forte negli ultimi centimetri; b) ritorno velocissimo subito, grazie alla forma dei flettenti.
13. Possibilità di miglioramento della tecnica dell’arciere: più l’arciere è bravo e più la freccia è potente e precisa, a parità di apertura e potenza dell’arco usato.
Queste sono alcune delle qualità che fanno dello yumi uno strumento unico ed eccezionale, ma forse la grande qualità, nascosta ai più, è quella che per imparare ad usarlo l’arciere deve impiegare tutte le sue energie fisiche e psicologiche. Alla lunga, egli stesso cambia la sua mentalità e, se il suo impegno è stato grande e l’animo giusto, diverrà egli stesso migliore e si godrà meglio la vita. A volte si dice che non è l’arciere che sceglie l’arco, ma l’arco che sceglie l’arciere.


per info: 335 6624696 (Franco) -kyudo.takenoko.pd@gmail.com

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